Hanno passato le loro vite a moralizzare sulle vite degli altri, a dire agli altri com’era giusto comportarsi. “Se non la pensi così sei parte del problema”. “Patriarcato”. “Retaggio patriarcale”. “Dalla parte giusta della storia”. Sono solo alcune delle parole e frasi che abbiamo sentito dire, ripetute come mantra, da attiviste e pseudo attiviste della parità di genere. Sempre pulite, sempre perbene. In una parola: progressiste. Loro non facevano errori, erano dalla parte del bene. Riempivano le piazze al grido “non una di meno” ogni volta che una donna, in maniera esecrabile, veniva uccisa da chi diceva di amarla.
Hanno parlato di rispetto, di inclusione, di dignità.
Adesso le signore Carlotta Vagnoli, Valeria Fonte e Benedetta Sabene (la quale, è riferito, ha avuto un ruolo marginale nella vicenda) sono tutte e tre indagate per stalking e diffamazione, e se rinviate a giudizio dovranno difendere la loro posizione davanti a un giudice. Avrebbero infatti, così afferma il PM Alessio Rinaldi, passato mesi a fare una campagna di vera e propria gogna mediatica su un ragazzo colpevole di aver tradito e poi lasciato una “sorella” (una loro amica). Tale ragazzo sarebbe arrivato, scrive il magistrato, ad un passo dal togliersi la vita prima di trovare il coraggio di denunciare. Un fenomeno che nel sottomondo radical-femminista assume il nome di “call-out”, ovvero il mettere all’angolo, il marginalizzare socialmente, umiliando, prevaricando, screditando.
Ostracismo, per intenderci. Ma applicato alle logiche subdole dei social network.
“Gli facciamo fare la fine della merd… che è” scrivevano le paladine della giustizia e dei diritti delle donne nelle loro chat. Oppure “lo mutiliamo, questo coglion…”, “sembra Turetta”. “Che si ammazzi con il coltello”.
Della chat incriminata attiva dal marzo 2024 al gennaio 2025, chiamata “Fascistella”, e diffusa pubblicamente da Selvaggia Lucarelli dopo l’autorizzazione all’accesso degli atti, facevano parte anche l’attivista palestinese Karem Rohana, Giuseppe Flavio Pagano (blogger che “parla di Palestina”, così scrive sulla sua pagina Instagram da 60mila follower”) e infine l’influencer progressista Flavia Carlini, vicepresidente dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti fondamentali della persona. Tutti soggetti, questi ultimi, non iscritti nel registro degli indagati.
Alcuni di loro avrebbero scritto, così emerge dall’inchiesta, cose altrettanto esecrabili in quei messaggi, almeno sotto un profilo etico e morale.
Puritane che predicano bene e razzolano male: il vero volto del giacobinismo moderno

Il contrappasso dantesco. Questo viene in mente ad osservare, con sereno e al tempo stesso amaro compiacimento, la faccenda evolversi.
In quelle chat c’erano parole tremende sul Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (chiamato “vecchio di m…”), sulla senatrice a vita Liliana Segre (definita “nazista di m…”), sulla scrittrice Valentina Mira (etichettata come “la pazza sfigata”). Del giornalista e direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio hanno detto: “i libri li fa scrivere da qualcun altro, oppure direttamente da ChatGPT”. Insulti a sfondo sessuale sarebbero stati rivolti anche a personaggi pubblici come Roberto Saviano e Paolo Mieli.
Ma il fondo del mefitico letamaio nel quale tali scritti venivano veicolati si tocca nei confronti delle altre donne. Tutte progressiste. Tutte, mi si passi il termine, “dalla loro stessa parte”.
La defunta scrittrice Michela Murgia è stata chiamata “una persona di m…”. Carlotta Vagnoli di lei scriveva “Eviterei di ritenere che si batteva per la sanità pubblica visto che ha evaso il fisco per anni rivendicandolo. Poi quando si è ammalata santificava il Sistema Sanitario Nazionale. Da morta vengono fuori i debiti a fiumi”.
Della scrittrice Chiara Valerio Karem Rohana ha scritto “fascista omotransfobica pro-Israele”. Sull’attivista, avvocatessa e influencer Cathy La Torre: “stupida”. Su Viola Carofalo, esponente politica di Potere al Popolo: “stronz..”.
Parole al veleno, ironia della sorte, anche per Selvaggia Lucarelli: “povera crista, psicopatica, povera stronz..”.
Su Cecilia Sala, proprio nel periodo in cui era detenuta in Iran, questi individui hanno scritto, in maniera vergognosa e indegna: “con questo ha dato una svolta definitiva alla sua carriera”. Come se “se la fosse cercata”.
Curioso da parte di chi ha per anni detto che le donne non se la cercano mai.
Crudele ironia: chi ha demonizzato è messo alla gogna
Come commentare, da liberali, questo genere di cose?
In che modo chiamare chi ha sempre usato cause “moralmente superiori” (a detta loro) e che adesso si rivela per la bassezza che le contraddistingue?
Come interpretare la volontà di chi, come Flavia Carlini nelle chat, afferma di dover “attaccare, accusare” i propri avversari?
Da liberale, non mi stupisco di niente. Quanto si vede è il sistema radicale giacobino applicato nel concreto.
L’umiliazione, la vessazione, il soggiogamento con ogni mezzo e con ogni strumento di chiunque, amici e nemici (e gli attacchi ad altre femministe lo dimostrano) in nome di principi morali e di un supposto bene comune è un metodo ampiamente rodato, tipico di questa gente e del loro stesso credo politico. “O sei con noi, che abbiamo ragione. Oppure sei da distruggere”.
Queste sono le stesse persone che parlano dalla mattina alla sera di antifascismo, diritti, etica. Di moralità. Personaggi per i quali ogni uomo è colpevole e deve chiedere scusa per i femminicidi, altrimenti è parte del problema. La responsabilità individuale si annulla per costoro, vale la regola dello Stato Etico tipica dei totalitarismi. “Si deve fare così, e se non lo fai sei…”.
Comodo quando la magagna riguarda altri. Ma quando la detta tocca noi stessi…
Come non detto, la toppa che questi pseudoattivisti hanno messo sul buco è esilarante e forse ancora più interessante del buco stesso. Impossibile ammettere di avere colpa, per i fanatici del bene assoluto. Loro non fanno un passo indietro dicendo semplicemente “ho sbagliato”.
Con una delirante arringa difensiva che sa di cieco messianismo nelle proprie convinzioni Vagnoli ha affermato: “Selvaggia, sai chi faceva uso di metodi illeciti per punire i nemici a mezzo stampa? Esatto: i fascisti”.
Ma perché sempre lì si deve scadere: nell’attacco ad un nemico ideale, ossia colui che osa mostrare le contraddizioni disgustose della propria parte.
Consola il pensiero che chi scrive non è e non sarà mai come chi ha fatto queste cose. Essere liberali, nel vero senso della parola, è anche questo, ossia il ritenere costoro in primo luogo innocenti fino a prova contraria per le accuse mosse, comprese quelle di stalking. In secondo luogo, il ritenere eventuali responsabilità penali esclusivamente individuali, e mai collettive. Che è l’esatto contrario di quanto le radicalfemministe hanno fatto nei confronti del genere maschile facendo sciacallaggio sull’omicidio di tante, troppe donne.
Ma soprattutto, l’essere consapevoli di non avere il bisogno di accanirci in maniera indegna e vergognosa su questi individui come hanno fatto loro con chiunque si mettesse in mezzo al loro progetto e li contraddicesse.
Sono avversari, non una metà sbagliata della realtà e della storia da annientare perché solo la nostra visione è quella giusta e accettabile.
Questa la differenza fondamentale, abissale, tra noi e loro.
