Zefiro: La voce controvento

La fine di Askatasuna: quando la violenza incontra lo Stato

Scontri e guerriglia urbana dopo che frequentatori di Askatasuna e black bloc sono scesi nelle piazze di Torino

I rave party, gli scontri in piazza e le violente barricate per la Palestina alla Italian Tech Week hanno spinto il governo Meloni a sgomberare il centro sociale Askatasuna per restituirlo alla società. Se non fosse che, dopo un mese dallo sgombero dello stabile, i militanti del centro di estrema sinistra sono scesi in piazza per tentare di rioccupare l’edificio e picchiare a sangue i servitori dello Stato intervenuti con il compito di ripristinare l’ordine pubblico.

Come già accennato nelle righe precedenti, all’alba del 18 dicembre 2025 le forze di polizia, in collaborazione con i reparti dell’Arma dei Carabinieri, hanno portato a termine un’efficiente operazione volta a sgomberare l’edificio situato in corso Regina Margherita 47, che dal 1996 ha ospitato lo storico centro di riferimento per l’area autonoma e antagonista del Nord Italia e non solo.

Al momento del blitz, le forze dell’ordine hanno rinvenuto all’interno dello stabile, oltre a diversi oggetti contundenti, anche numerosi militanti che hanno violato il patto di collaborazione siglato a gennaio 2024 tra il Comune di Torino (guidato dal sindaco democratico Lo Russo) e gli attivisti di estrema sinistra.

L’accordo non rispettato 

L’accordo stipulato prevedeva un percorso burocratico di legalizzazione, ma solo dopo l’abbandono dello stabile, considerato pericolante ai piani superiori.L’operazione si è conclusa con diverse cariche da parte degli occupanti dirette agli agenti, i quali hanno provveduto a disperderli con idranti e altri mezzi.

Il ritorno dei violenti

Dopo circa un mese dalla conclusione dell’operazione, precisamente il 31 gennaio 2026, migliaia di persone appartenenti ad altri centri sociali, a gruppi No Tav e ad associazioni palestinesi sono giunte a Torino per dimostrare la loro solidarietà ai militanti di estrema sinistra, attraverso cortei inizialmente pacifici accompagnati da musica e carri.

Verso le 17:50 il corteo pacifico si è trasformato in uno scontro da guerriglia urbana che ha visto come protagonisti gli agenti di polizia, presi di mira con lanci di bottiglie molotov e sassi da parte di un gruppo di antagonisti incappucciati e di black bloc.

La serata, alquanto movimentata, si è conclusa con un bilancio di decine di poliziotti feriti (di cui uno aggredito con un martello) e milioni di danni arrecati alle vetrine dei negozi, ai cassonetti e a un autoblindo della polizia, rimasto coinvolto in un incendio a seguito del lancio di una bomba artigianale contenente materiale infiammabile.

Le conseguenze degli scontri

Nei giorni seguenti le autorità giudiziarie hanno arrestato tre manifestanti accusati di travisamento e violenza a pubblico ufficiale, tra cui un ventiduenne residente nella provincia di Grosseto e due giovani torinesi.

Quanto accaduto ha provocato una spaccatura all’interno della classe politica. Il centrodestra ha condannato l’accaduto e ha rinnovato il proprio sostegno ai rappresentanti dello Stato.

La condanna unanime della classe politica

La prima a esprimersi è stata Giorgia Meloni, che ha definito gravi e inaccettabili le aggressioni violente compiute con l’obiettivo di colpire lo Stato. La premier ha inoltre definito l’aggressione come un tentato omicidio ed è accorsa a far visita agli agenti feriti, attualmente ricoverati all’ospedale Molinette.Anche la leader del Partito Democratico, Elly Schlein, ha condannato gli atti di violenza perpetrati contro le divise nel capoluogo piemontese, criticando però ogni tentativo di strumentalizzazione da parte della maggioranza di governo.

Le motivazioni della violenza

Questo tipo di episodi riporta alla mente degli italiani i tempi oscuri degli anni di piombo, quando diversi giovani italiani caddero vittime di sparatorie compiute in nome di ideologie estremiste. Oggi le motivazioni non riguardano più la politica nazionale, ma la politica internazionale e il problema dell’estremismo religioso islamico. Questa ideologia politico-religiosa si basa sulla distruzione dell’Occidente, considerato la culla delle radici giudaico-cristiane, mediante l’utilizzo di giovani facilmente indottrinabili e manipolabili, a causa delle incertezze per il futuro piene di sfide e della mancanza di mezzi per affrontarle.

La cultura come cura

Tuttavia, la cura per estirpare questo male e aiutare i ragazzi esiste e risiede nel fornire loro una cultura libera e limpida, come dovrebbero essere le loro menti, e non un’istruzione impregnata di ideologie violente, che alla lunga potrebbero far crollare l’ultimo tesoro rimasto in questo paese: ossia la libertà in tutte le sue forme. Infine, il mio pensiero non può che andare alle forze dell’ordine, coloro che anche a costo della propria vita difendono la Costituzione, la bandiera e il benessere collettivo e del singolo individuo.

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