Zefiro: La voce controvento

La strage dei cristiani nell’Africa centrale

Il destino dei cristiani in Africa è lo stesso da anni, ma tutto il mondo tace. L'attenzione mediatica degli ultimi avvenimenti è arrivata solo dopo le dure parole di Donald Trump nei confronti dei terroristi islamici. E l'Europa? si mobiliterà come con Gaza o resterà a guardare?

Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, durante un comizio tenuto il 3 novembre in California, ha minacciato pesanti ritorsioni nei confronti delle organizzazioni terroristiche islamiche nigeriane se non avessero fermato immediatamente i massacri perpetrati ai danni dei civili cristiani nel Paese.
Tutto questo nel silenzio delle autorità europee che, proprio per le comuni radici storiche e culturali, dovrebbero essere le prime ad assicurare protezione ai cristiani nel mondo.

Perché sta avvenendo tutto ciò?

Alla base di questi massacri coesistono tre fattori principali: il religioso, con due organizzazioni terroristiche sunnite come Boko Haram e lo Stato Islamico in Africa Occidentale, che si sono poste l’obiettivo di eliminare i cristiani e i musulmani moderati, considerati “infedeli”; il territoriale, legato alla scarsità o assenza di risorse essenziali, che genera scontri tra le popolazioni locali per il controllo di ciò che resta; e quello della corruzione, che permea gli enti governativi e facilita l’infiltrazione di potenze straniere: la Cina, interessata alle ricche riserve di minerali per l’industria elettronica; gli Stati Uniti, impegnati a sconfiggere militarmente il terrorismo islamico e, al tempo stesso, a contrastare economicamente la Cina in una guerra commerciale mai risolta.Le organizzazioni terroristiche islamiche hanno iniziato a praticare la jihad contro gli «infedeli» nel 2009, dopo che la polizia nigeriana uccise Muhammad Yusuf, fondatore di Boko Haram.

L’inizio delle persecuzioni

Da quel momento, il gruppo inizialmente armato in modo rudimentale e poco strutturato ha cominciato a compiere attentati, soprattutto durante festività cristiane come Natale o Pasqua, colpendo luoghi di culto (chiese, monasteri) e scuole cattoliche gestite da organizzazioni benefiche internazionali. Tra il 2010 e il 2014, Boko Haram raggiunse l’apice della sua brutalità con attentati natalizi a Jos e Abuja e il rapimento di 276 studentesse cristiane a Chibok (2014), molte delle quali sottoposte a stupri e conversioni forzate. Dal 2015 al 2018 emerse una nuova minaccia: milizie nomadi Fulani di fede musulmana, responsabili di massacri sistematici contro pastori e agricoltori cristiani nelle regioni centrali.

Nel 2022, un attacco congiunto tra miliziani Fulani e lo Stato Islamico nigeriano colpì la chiesa di San Francesco, nel sud-est del Paese, durante la messa di Pentecoste: 40 morti, tra cui il celebrante. Quell’episodio innescò un’escalation che, nei mesi successivi, causò circa 4.000 vittime cristiane e oltre 18.000 attacchi a chiese in tutta la Nigeria.

A novembre 2025, un nuovo massacro Fulani contro pastori cristiani ha provocato centinaia di morti e portato alla reintroduzione di sanzioni americane contro il governo nigeriano, accusato di negligenza o complicità.

Genocidio o massacro?

Questi anni di stragi sono stati al centro di accesi dibattiti internazionali. I deputati repubblicani americani, sostenuti dalla Chiesa evangelica, parlano da anni di genocidio, citando la media di 40 cristiani uccisi al giorno dal 2009 e la natura mirata degli attacchi contro chiese e scuole cristiane.

Al contrario, i democratici, sostenuti da ONG attive nei Paesi in via di sviluppo, ritengono la tesi del genocidio infondata e strumentale: i numeri sarebbero gonfiati dalla propaganda, e tra le vittime vi sono anche musulmani moderati uccisi da Boko Haram. Anche giuristi internazionali di alto livello sono intervenuti: pur riconoscendo la crudeltà sistematica, escludono la qualifica di genocidio, poiché le vittime non sono esclusivamente cristiane, ma parlano piuttosto di azioni terroristiche di matrice fondamentalista.

Eppure, noi occidentali continuiamo ad assistere in silenzio al massacro dei nostri fratelli cristiani in Nigeria e Sudan. Un massacro alimentato non solo da gruppi jihadisti in nome di una “guerra santa” che di santo ha ben poco, ma anche da potenze imperialiste, come Cina e Stati Uniti, che usano uno Stato sovrano come un supermercato di minerali preziosi e manodopera a basso costo, tra interessi economici e rivalità mai sanate. Ma il silenzio più assordante è quello dell’Unione Europea: nonostante sia il principale partner commerciale e di investimento della Nigeria, l’UE si limita a interrogazioni parlamentari sterili e generici appelli umanitari, senza imporre sanzioni concrete o condizionare gli aiuti allo stop delle violenze.

L’omertà dell’ Unione Europea

Questa omertà ipocrita – figlia di un multiculturalismo che tace sui crimini contro i cristiani per non offendere sensibilità islamiche o interessi minerari – tradisce le nostre radici cristiane e condanna migliaia di innocenti all’oblio. Bruxelles, sveglia: la neutralità qui è complicità, e la nostra indifferenza ci rende corresponsabili di questo sangue versato.

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