Il miraggio macroeconomico e la crisi del vivere quotidiano
La sinistra e la stampa schierata ce la presentano come una ricetta di successo, ma quella che vediamo in Spagna è la punta dell’iceberg. I dati delineano un quadro tutt’altro che roseo.
La crescita del reddito reale pro capite spagnolo resta una tra le più basse in Europa, terzultima in classifica, davanti solo a Italia e Grecia: significa che il PIL crescerà pure, ma la gente comune percepisce soltanto l’inflazione e il carovita.
Il turismo da’ un importante contributo alla tenuta economica del Paese, valendo il 12-13% del PIL, indipendentemente da Pedro Sanchez come da qualsiasi altro governo di qualsiasi altro colore politico.
Piuttosto, negli ultimi anni ha provocato un’impennata mostruosa dei prezzi delle case e degli affitti, con realtà come Madrid e Barcellona che hanno registrato aumenti dell’80%. La Ley de Vivienda del governo ha confermato il pasticcio statalista, un tetto ai prezzi che ha spinto molti proprietari a ritirare gli immobili dal mercato del lungo periodo per spostarsi verso gli affitti turistici stagionali e brevi (meno regolamentati e piu’ redditizi), alzando i costi dei servizi nelle città e rendendole sempre più invivibili per chi percepisce uno stipendio medio.

Il vulnus del lavoro e il declino dello stato sociale
L’esecutivo ha regolarizzato mezzo milione di immigrati clandestini e ha intenzione di regolarizzarne ancora, per incentivare il PIL con nuove assunzioni. Ne sono derivati lavoratori precari e mal pagati, i protagonisti del decantato boom occupazionale: l’immigrazione irregolare si conferma un problema per il mercato del lavoro, offrendo manodopera a basso costo che gli imprenditori preferiscono agli autoctoni per massimizzare i profitti.
Ne scaturisce una competizione al ribasso che, partendo da edilizia e agricoltura, finisce per contagiare l’intero sistema economico, comprimendo i salari medi nazionali. Infatti si omette di dire che la Spagna mantiene il più alto tasso di disoccupazione dell’Eurozona, con un dato ancora piu’ preoccupante tra i giovani (per il 23,5% non impiegati, lo scorso anno).
Produce più dell’Italia, ma grazie alla liquidità del PNRR, gestita efficacemente attraverso autonomie locali funzionali. Il groviglio burocratico e le asimmetrie di sviluppo nel nostro Paese — problemi strutturali estranei alla signora Meloni — causano lo spreco dei fondi. Gli economisti mettono sempre in guardia dalle crescite drogate con debiti e sussidi: prevedono infatti lo sgonfiamento della crescita spagnola con la chiusura dei rubinetti europei nel biennio corrente 2026-2027, lasciando il Regno sotto il peso di un debito pubblico elevato.
La Spagna ha registrato un record drammatico di oltre 800.000 pazienti in lista d’attesa nella sanità. Si denuncia una carenza di personale, attratto da stipendi migliori all’estero. Per sopperire alla crisi del pubblico, sta aumentando nel Paese il ricorso a cliniche private e ad assicurazioni volontarie (che ormai coprono il 20% della popolazione, circa 12 milioni di Spagnoli).

Geopolitica dell’incoerenza e fragilità democratica
La NATO addita la Spagna come un eterno “passeggero senza biglietto”, sempre ben distante dagli obiettivi comuni stabiliti del PIL destinato alle spese militari. Siede ai tavoli dove si plasma la politica estera, deve contribuire come tutti. Comodo fare i pacifisti quando si è garantiti dall’ombrello nucleare e convenzionale degli alleati.
Sanchez alza i toni per il dibattito politico, per tenersi stretta la sinistra su questo come su Gaza, ma schiera lo stesso la nave Cristobal Colon a Cipro.
L’immagine di un buon governo progressista viene smentita dagli indicatori democratici: il gradimento personale di Pedro Sanchez è ai suoi minimi storici, il PSOE perde un’elezione regionale dopo l’altra. Perse già le ultime consultazioni generali nel 2023, potè proseguire il mandato grazie all’inciucio con i separatisti catalani di Junts e con gli eredi di Batasuna. Sanchez concesse in cambio l’amnistia alla Catalogna per il referendum illegale del 2017; amnistia che fino a poco prima aveva considerato incostituzionale.
Sanchez piace a chi non conosce veramente il contesto spagnolo, se non per narrazioni di propaganda e faziose a cui si appoggia per bias di conferma.
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