Zefiro: La voce controvento

Friuli: giallo sulla caduta di un traliccio. Probabile sabotaggio

Le istituzioni tentano di spegnere l’incendio sociale, ma qualcuno continua a gettare benzina sul fuoco. Spunta anche l'ipotesi anarchici.

La storia si ripete

Da troppo tempo, ormai, anime della società civile denunciano un clima d’odio e violenza all’interno degli atenei e nelle strade delle nostre città. Gli italiani, giovani e meno giovani, si sono illusi a lungo che il periodo di tensione sociale denominato “Anni di piombo” fosse solo un brutto ricordo o un capitolo da sfogliare sui manuali di storia.

Non si è compreso, però, che quegli anni si trasformarono dagli scontri di piazza del ’68 in veri e propri attentati terroristici, raggiungendo un picco di violenza nel 1969 con la strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana, a Milano.

Un boato nel cuore del Friuli

Questa volta l’apice della violenza è stato toccato il 25 marzo 2026 nel comune friulano di Tolmezzo, dove ignoti hanno segato le basi dei pilastri di un traliccio dell’alta tensione di Terna, appartenente alla linea Tolmezzo-Paluzza.

A causa della manomissione del traliccio da 132 kv, i macchinari della stazione di pompaggio SIOT hanno smesso di funzionare, causando una diminuzione del flusso di greggio verso le raffinerie bavaresi, come la Miro di Karlsruhe e la Bayernoil.

Pochi giorni dopo, la notizia è finita in prima pagina su tutti i quotidiani tedeschi, che hanno immediatamente definito l’accaduto come un’azione di sabotaggio. Il giorno seguente, i dirigenti di Terna hanno confermato l’origine dolosa del danno, trasmettendo prontamente tutti gli elementi utili alle indagini alla Procura di Udine. La Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste e il Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri hanno poi assunto il controllo dell’inchiesta, aprendo un canale di comunicazione con i servizi segreti italiani e tedeschi.

Le matrici possibili

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori non si esclude nulla: dalla galassia anarco-antagonista alle spie del Cremlino. L’area anarco-stalinista comprende un panorama militante vasto e frammentato, che include diversi individui della sinistra radicale e del mondo anarchico. Questa realtà si divide in vari gruppi: dai centri sociali occupati (spazi autogestiti che fungono da basi per l’attivismo politico e culturale) all’area anarco-insurrezionalista, formata da fazioni che rifiutano ogni forma di gerarchia e istituzione, spesso associate a proteste violente.

Si considerano inoltre i movimenti No-Tav e Pro-Pal, che si mobilitano per cause specifiche, e infine i movimenti studenteschi e i sindacati di base, attivi negli scioperi contro il governo. La seconda pista riguarda l’attuale contesto geopolitico. Gli inquirenti ipotizzano che l’attacco possa essere una forma di ritorsione nei confronti dei Paesi europei che sostengono l’Ucraina contro Mosca, o una minaccia ibrida volta a testare la vulnerabilità delle linee energetiche periferiche in Europa e i tempi di reazione delle autorità occidentali.

La pista palestinese

Alle due piste sopracitate vale la pena ipotizzare una terza: quella palestinese. In un contesto internazionale teso quanto quello odierno, la notte del 4 agosto 1972 i terroristi del gruppo “Settembre Nero” piazzarono cariche esplosive su diversi serbatoi di greggio a Trieste. L’esplosione causò un incendio colossale che durò diversi giorni, visibile a chilometri di distanza. Quell’attentato fu perpetrato con lo scopo di colpire gli interessi economici dei Paesi occidentali che, oggi come ieri, sostengono Israele.

Proprio per questo è fondamentale che l’Occidente rimanga unito e forte contro il terrorismo e l’oscurantismo celebrato da regimi teocratici e autoritari, in nome del benessere nostro e dei nostri figli.

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